Disturbo Ossessivo Compulsivo

Criteri di definizione secondo il  DSM-5

A) Presenza di ossessioni, compulsioni o entrambi.

Ossessioni sono definite da:

1.Pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi e indesiderati e che nella maggior parte degli individui causano ansia o disagio marcati.

2.Il soggetto tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni.

Compulsioni  sono definite da:

1.Comportamenti ripetitivi (es. lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (es. contare, ripetere parole mentalmente) che il soggetto si sente obbligato a mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo le regole che devono essere applicate rigidamente.

2.I comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre l’ansia o il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temute.

B) Le ossessioni o compulsioni fanno consumare tempo (es. più di 1 ora al giorno) o causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

C) I sintomi ossessivo-compulsivo non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o un’altra condizione medica.

D) Il disturbo non è meglio giustificato dai sintomi di un altro disturbo mentale.

Prevalenza

La prevalenza annuale del disturbo negli Stati Uniti è dell’1,2%, con una prevalenza internazionale analoga (1,1-1,8%). Le femmine mostrano un tasso leggermente superiore rispetto ai maschi nell’età adulta.

Efficacia

Le linee guida internazionali indicano la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) come uno dei trattamenti più efficaci per questo tipo di disturbo e con un maggior numero di dati evidence-based di efficacia.

Terapia

Le fasi della terapia si possono così riassumere:

1) Assessment: raccolta delle informazioni utili alla comprensione del disagio;

2) Costruzione Relazione Terapeutica:

- Condivisione dello schema e dei circoli viziosi del mantenimento del problema; 

- Psicoeducazione di informazioni utili alla miglior comprensione del disagio;  

- Motivazione al trattamento.

3) Accettazione cognitiva della minaccia: modificazione delle assunzioni circa il proprio potere, i propri vantaggi e il proprio dovere di impegnarsi nella riduzione o azzeramento del rischio della minaccia;

4) Esposizione e prevenzione della risposta (E/RP): accettazione di un livello più alto di rischio attraverso l’esposizione diretta alla minaccia;

5) Riduzione delle assunzioni di minaccia: riduzione della percezione soggettiva di rischio e della percezione della minaccia;

6) Prevenzione Ricadute: interventi tesi alla riduzione della vulnerabilità al disturbo e alla prevenzione di possibili ricadute.